BAMBINE CINESI CERCASI ciliegina sulla torta!

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MISSIONIONLINE
09/09/2007
Sfuggite all’aborto selettivo, sono adottate, ma anche abbandonate o vendute
Bambine cinesi cercasi
di Gianni Criveller

Dati ampiamente confermati stabiliscono che, nel mondo, nascono in media 106 bambini maschi ogni 100 femmine. In Cina invece, come riportato nel censimento del 2000, nascono 120 bambini ogni 100 bambine. Il declino delle nascite di femmine inizia nel 1979, quando fu imposta la politica del figlio unico, applicata a volte con mezzi brutali, a volte con incentivi economici.In altri Paesi asiatici – India, Nepal, Pakistan, Corea del Sud e Taiwan – la natalità femminile è inferiore a quella naturale; ma in nessun Paese al mondo, né mai in precedenza nella storia dell’umanità, si era verificata una sproporzione così elevata come quella degli ultimi 25 anni in Cina. Nel solo 2006, risultano nate 920 mila bambine in meno. Che fine hanno fatto? Lo strumento principale per la riduzione della loro nascita, come dimostrato dagli studiosi, è l’aborto selettivo, praticato quando viene conosciuto il sesso della nascitura. Mancano alla conta anche le bambine che nascono, ma che non sono registrate, e sono virtualmente non esistenti, facili vittime di sfruttamento. La grave disparità tra il numero di bambine nate e quelle che iniziano la scuola non è giustificabile, in quanto, ovunque nel mondo, le bambine sopravvivono di più dei maschi nei primi anni di vita. Certamente le femmine sono le principali vittime dell’evasione scolastica infantile; ma rimane il fatto che i ricercatori stimano un numero inusualmente alto di decessi di bambine. Molte sono date in adozione, ma rimangono numerose le bambine che spariscono nei primi anni di vita, principalmente per abbandono, vendita e persino perché uccise (o per decesso dovuto a maltrattamento o negligenza). Naturalmente sono pratiche illegali e condannate dal governo. Ma c’è una tolleranza colpevole verso tali crimini, che non solo non sono stati sradicati, anzi risultano persino in aumento.Cito un episodio di cui sono personalmente certo. Un insegnante volontario in Cina ha visitato più volte un centro per bambini portatori di handicap. Scosso da ciò che vedeva, ha invitato un giornalista di Hong Kong a denunciare le tristi condizioni in cui i piccoli erano tenuti, e il fatto che diverse bambine erano in realtà sane. L’insegnante è stato allontanato, le autorità sono intervenute per correggere quella situazione. Ma quante altre ne rimangono? Le conseguenze della mancanza di donne si fanno sentire: alcuni milioni di ragazzi non trovano moglie, creando problemi sociali e fustrazioni emotive notevoli. Aumentano le violenze contro le donne, il traffico di esseri umani, il rapimento di bambine e ragazze, lo sfruttamento della prostituzione e la criminalità comune. Nella storia della Cina, l’uccisione e l’abbandono delle bambine sono, purtroppo, molto attestati. Anche le lettere dei missionari ne parlano spesso: in alcune, sant’Alberico Crescitelli descrive con strazio la tragedia dell’infanticidio, che lo turbava profondamente. I suoi risparmi furono lasciati proprio per il soccorso dei bambini. Presso «le missioni», accanto alla chiesa, alla casa dei padri, la scuola e il convento, sorgeva spesso anche l’orfanotrofio. Ancora oggi uno degli impegni principali della Chiesa in Cina, in particolare da parte delle suore, è quello di accogliere bambini abbandonati, quasi tutte femminucce o portatori di handicap. La causa profonda di tale fenomeno va cercata nella tradizione: solo i figli maschi hanno la facoltà di compiere i riti di venerazione agli antenati, senza i quali non c’è pace né per i vivi, né per i morti. I maschi assicurano la permanenza della famiglia, attraverso la trasmissione del cognome e dei beni. Le figlie, invece, che emigrano in un’altra famiglia, sono un investimento a perdere. La calamità che colpisce le bambine oggi non è dovuta solo alla povertà o all’arretratezza culturale. In Paesi sviluppati come la Corea del Sud e Taiwan esiste la stessa descriminazione. La causa degli aborti selettivi è legata a un radicato pregiudizio maschilista, diffuso anche in ambienti benestanti e culturalmente progrediti, che coinvolge persino un certo numero di donne ed è esarcerbato dalla bassa fertilità, imposta o scelta. Molte coppie, dentro e fuori la Cina, potendo o volendo avere un solo figlio, lo vogliono maschio. Un dibattito sul tema sta iniziando; a quando una vera rivolta culturale femminista che sappia affrontare con coraggio questo dramma?

* Missionario del Pime, sinologo, Hong Kong (Cina)

STO CERCANDO UN FILMATO CHE ERA GIRATO QUALCHE TEMPO FA!LO TROVERO’ E LO POSTERO’

Pensiamo che le vittime siano solo gli animali?

o solo i tibetani???

No!

Adesso affronteremo anche il problema bambine in Cina!

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