La spesa consapevole (di ROBERTE PELONERO)

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La spesa consapevole è uno stile di vita. I nostri antenati sapevano cosa significava senza che qualcuno dovesse spiegarglielo. Oggi non è così facile capire di cosa si tratta, non perché siamo limitati mentalmente, ma perché si è persa la strada della semplicità, siamo diventati frettolosi, insensibili alla nostra vita, mentre ci siamo abituati a seguire la strada del consumismo, perché ci sembra più facile e pratica.
C’è tanta differenza fra lo stile di vita di pochi decenni fa e quello attuale, basta vedere come si nutrono i bambini di oggi e quanto è aumentato il problema dell’obesità.
Arriviamo al punto, la “spesa consapevole”: nasce dai nostri comportamenti, dalle nostre scelte, da come impostiamo il nostro vivere quotidiano, la consapevolezza in ogni gesto, anche quello più banale, può fare la differenza.
Quando faccio la spesa ad esempio, posso inconsapevolmente alimentare la criminalità, per esempio la passata di pomodoro: se compro la passata di un’azienda della grande distribuzione, per la quale non mi è facile risalire alle scelte strategiche, agli investimenti che fa, alla qualità dei prodotti, al modo di operare con i propri dipendenti, posso favorire senza saperlo lo sfruttamento di persone che lavorano come schiavi senza alcuna assistenza e sicurezza, pagate in modo irrisorio, dove il grande Caporale decide della loro vita. Mentre se compro la passata di un piccolo produttore, magari locale, posso alimentarmi in modo più sano e consapevole, probabilmente ho anche la possibilità di conoscerlo, di scoprire che è un’azienda a conduzione famigliare dove gli operai sono in regola e il mio acquisto contribuisce a mantenerla in vita.

Un altro esempio, se sono abituato a mangiare carne, è più saggio comprarla da un allevatore che abbia il rispetto per gli animali e l’ambiente, piuttosto che in un supermercato dove non resco neanche a sapere chi, dove e in che condizioni tratta il bestiame. Ci sono molti esempi che potrei elencare, ma vorrei specificare che utilizzare i nostri soldi per una spesa consapevole, oltre che non alimentare in alcuni casi la criminalità o quantomeno un sistema che ha come solo principio il business, è anche un modo di mantenere i nostri prodotti artigianali, ma non solo anche l’ambiente ha sempre più bisogno di attenzione.

Mangiando per esempio biologico, non solo il palato ne sarà ben più gratificato,  ma la nostra scelta contribuisce a migliorare il nostro futuro, perché senza rispetto della natura noi non abbiamo nessuna speranza di vivere in modo sano e a lungo.

Vorrei suggerirvi alcune regole per una spesa più consapevole, facili da seguire e magari anche divertenti:
1) non comprare un prodotto che la vostra bisnonna non comprerebbe mai.
2) acquistare frutta e verdura biologica, il nostro corpo ha bisogno almeno di quattro porzioni di verdure e frutta, immaginate nel tempo quanti danni può farci una frutta trattata più volte all’anno con pesticidi o antiparassitari.
3) comprare carne da piccoli allevatori, conoscere il produttore è fondamentale, come sono allevati gli animali, cosa mangiano, vale anche per le uova sapere se le galline sono allevate a terra oppure in gabbia, come vengono nutrite.
4) prendere sempre pesce di stagione per influire il meno possibile sul processo riproduttivo e sull’abuso di alcune tipologie rispetto ad altre; inutile dire che il pesce pescato fresco è la cosa migliore.
5) la pasta biologica proviene da grano selezionato, più sano, meno lavorato, meglio acquistare questa; il grano industriale è sicuramente una delle cause della sempre più diffusa intolleranza al glutine.
6) i formaggi devono essere a latte crudo da provenienza biologica, piccoli produttori. La grande distribuzione offre formaggi dove il latte ha una provenienza che può essere da tutta l’Europa, spesso si tratta di latti mescolati con quelli in polvere, in altri Paesi ci sono regole diverse.
7) anche il vino è una bevanda che va presa con serietà e consapevolezza, vale sempre il discorso dei piccoli produttori o comunque di aziende che operano nel rispetto dell’ambiente, che controllano l’intera filiera produttiva, che garantiscono che il loro prodotto nasce e viene imbottigliato all’interno della propria azienda, sensa passare per terzi. Oggi c’è anche la possibilità di acquistare vini ottenuti da uve biologiche, trattate con metodi biodinamici, con la riduzione quasi totale degli inteventi in cantina, con assenza di solforosa aggiunta ecc.
8 ) l’acqua è un altro tema fondamentale: se quella della nostra città è buona e controllata è inutile andare ad acquistare quella in bottiglia, ormai quasi tutte in plasstica. Meglio mettere al rubinetto un purificatore, se si ha un’acqua molto calcarea, o nel peggiore dei casi comprare solo acqua in bottiglie di vetro, della regione, meno chilometri meno inquinamento e acqua che subisce meno danni.
9) comprare preferibilmente prodotti del commercio equo e solidale quando provengono dall’estero. Siamo più sicuri che non ci sia sfruttamento e che i prodotti siano più controllati.
10) portare i propri figli a visitare le fattorie didattiche, è la base per aiutarli ad acquisire consapevolezza.
11) non comprare mai un prodotto che abbia una lunga lista d’ingredienti, più ce n’è e più è complesso e poco controllabile e più facilmente deteriorabile.
Infine: dobbiamo a leggere le etichette, sempre, attentamente, e quando non siamo certi del significato di certi componenti andiamo a documentarci, in modo che saremo sempre più preparati.

La nostra più grande arma è nella capacità di scegliere come spendere il nostro denaro; possiamo cambiare una situazione di crisi alimentando il mercato interno, questo non è banale, qualcuno potrà dirmi che mangiare biologico oppure da piccoli produttori è troppo caro e scomodo. In realtà la differenza è veramente irrisoria, perché la quantità di prodotto (e la qualità) è estremamente maggiore (meno diluizioni, più sostanza a parità di peso), se poi andiamo da un coltivatore diretto che vende i propri prodotti addirittura può capitare di risparmiare.
Per quanto riguarda la reperibilità del prodotto, in ogni città, per esempio a Roma esiste il mercato dell’altra economia al Testaccio, ogni domenica, dove potete acquistare frutta e verdura, cereali e legumi, farine, pane, biscotti, olio extra-vergine d’oliva, vini, spumanti, birre, miele, marmellate, provenienti da piccoli produttori biologici. Oppure i più fortunati nei piccoli paesi possono, ma probabilmente già lo fanno regolarmente, acquistare direttamente nelle aziende, siamo noi che viviamo nella grande città che dobbiamo fare uno sforzo in più, invece di accettare passivamente le false comodità della grande distribuzione.
Un altro consiglio utile per conoscere l’alimentazione: divertiamoci a cucinare, è il modo più antico e naturale, la cucina ci insegna come pulire una certa verdura come riprendere la nostra vita a piene mani, cerchiamo di mangiare a tavola almeno una volta al giorno, sediamoci tutti insiemi per gioire della convivialità. Per esempio fare la colazione a casa vuole dire mangiare più sano e spendere di meno (basta pensare a quanto costa oggi un cappuccino e cornetto al bar per rendersene conto).
Forse non possiamo cambiare il mondo ma possiamo sicuramente miglioralo, cominciando da ora.

Roberte Pelonero

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