Lettera “toccante” che racconta un “Giorno della Salvezza” da un canile lager!

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Non posso fare a meno di pubblicare il racconto di una delle tante azioni LAV, dei suoi collaboratori che in prima persona ogni giorno si occupano dei diritti degli animali.

Si tratta di una lettera scritta da Giacomo Bottinelli, Responsabile Adozioni LAV. La pubblico integralmente perché nessun periodo, nessuna parola può essere eliminata. Un condensato di amore, compassione (nel senso buddista della parola cioè patire insieme), rabbia, onestà morale, voglia di giustizia, altruismo puro!

Una lettera che ho letto e riletto per regalarmi un momento di speranza, ad ogni parola il mio cuore batteva e a tratti sentivo come se si fermasse. Un racconto emozionante, tristissimo ma al contempo pieno di speranza. Una serie di emozioni talmente forti da non riuscire a dimenticarle più. Ognuno di noi condivide il senso di ingiustizia, la pena per i maltrattamenti, patiamo insieme ai nostri piccoli amici ma leggere questa lettera va oltre. Trovo giusto e spero utile per la causa animalista pubblicarla e condividerla con più persone per “toccare il cuore” di tutti anche di coloro che in genere non sono interessati.

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Lettera da Giacomo Bottinelli, Responsabile Adozioni LAV

IL GIORNO DELLA SALVEZZA

La prima cosa che mi ha colpito è stato l’odore.

E dire che sono abituato ai canili. Entrando nel capannone mi ha raggiunto subito come uno schiaffo: parlava di morte, di sofferenza, di tragedia. Come in un sogno ho percorso quei metri attraverso ammassi di sacchi di cibo e gabbie, passando dal sole dell’esterno come attraverso una maligna porta magica. Ho visto conigli e pitoni, anche loro prigionieri di gabbie e teche. Infine ecco i cagnolini, tra le basse pareti di una serie di piccoli box, ignari di essere al centro di una storia di traffici e commerci.

Li ho osservati uno ad uno, camminando lentamente lungo il corridoio. Li ho ascoltati abbaiare e guaire verso di me. Trentasette piccole anime come in un purgatorio di cemento.

Indossavo la tuta bianca sterile e i guanti di lattice. Non tanto per proteggermi dai germi, ma più – l’ho capito dopo – per difendermi dalle emozioni che sapevo di dover affrontare. Portavo la pettorina della LAV, con il suo arancio caldo e la scritta “Diritti degli animali”: una corazza contro quella tempesta di turbamento e un modo per ricordare chi ero e cosa facevo in quel luogo. Uno per uno ho preso i cani e con il veterinario li ho esaminati e catalogati. Un gesto freddo che nascondeva ciò che sentivo.

Ho incontrato per ultimo il n° 37. Stava visibilmente male, il respiro affannoso e due grandi occhi lucidi che mi scrutavano.

Non ho potuto fare a meno di ricordare i racconti dell’olocausto. Qualcuno sorriderebbe sentendomi dire questo, ma quel qualcuno forse dovrebbe smettere di distinguere tra il dolore degli uomini e quello degli animali. Il n°37 non ha mai avuto un nome. Non abbiamo fatto in tempo a darglielo. E’ morto quella sera stessa, nonostante il ricovero urgente dal nostro veterinario di fiducia. I suoi grandi occhi lucidi non brilleranno più, come non brilleranno quelli del barboncino che non ce l’ha fatta proprio mentre stavamo per portarlo via; come non ce l’hanno fatta gli altri 14 che sono morti in quel capannone prima che arrivassimo.

Con la tristezza che rischiava di sopraffarmi ho caricato i superstiti sui furgoni insieme ai miei colleghi, al veterinario e agli uomini del Corpo Forestale. Poi alla guida per centinaia di chilometri verso un posto che potesse essere per quei piccoli un nuovo inizio. Adesso che i sopravvissuti sono in salvo, se chiudo gli occhi penso a quella grande stanza vuota nel capannone e spero che rimanga così per sempre.

Giacomo Bottinelli – Responsabile Adozioni LAV

 

Questi cuccioli ora hanno bisogno di te

Ora sono salvi, non ancora sani però. Almeno non tutti. Ecco perché li abbiamo affidati alle mani esperte di veterinari, nessuno si è mai preso cura di loro da quando sono nati. Alcuni sono ricoverati perché troppo debilitati. Uno di loro è stato operato.

Le spese affrontate e da affrontare sono tante. Per questo abbiamo bisogno di te, aiutaci ad aiutarli! Dona ora, i cuccioli non possono aspettare.

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Cosa puoi fare in concreto? Oltre ad adottarne uno o spingere qualche amico o conoscente a farlo puoi anche semplicemente condividere il problema sui social, per email, parlandone dal droghiere o al bar. Non hai idea di quanta gente sia all’oscuro, per ignoranza, disattenzione o semplicemente per disinterese. Sensibilizzare, parlarne, informare e condividere. Piccoli impegni per un grande risultato.

Puoi anche donare, un euro a testa per aiutare la LAV a salvare questi cuccioli e molti altri dall’illecito traffico o dalla cattiveria umana. Ricorda che salvare un animale è un aiuto concreto per salvare il mondo intero e regalare ai nostri figli un mondo migliore.

Visita la pagina Lav dedicata:

SOS cuccioli: aiutaci a prenderci cura di loro

Grazie per avermi letto!

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