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Galline in batteria, allevatori inglesi contro inadempienti 

29 Novembre 2011

Ironia della sorte, adesso a mettere in difficoltà gli allevatori italiani di avicoli ci pensano i colleghi europei: è notizia fresca di stampa l’idea di una manifestazione indetta dai produttori di uova inglesi presso la sede della Commissione europea a Londra per chiedere il rispetto del bando al sistema di allevamento in batteria da parte di tutti i paesi membri.

A firmare l’istanza è Charles Bourns, presidente del settore Uova e pollame della Nfu, National Farmers Union , l’associazione che raggruppa gli allevatori e agricoltori britannici: “si tratta di una protesta fondamentale – ha affermato Bourns – per evidenziare i problemi circa il fallimento da parte dell’Europa nel far rispettare correttamente il divieto d’uso delle gabbie non arricchite  nonostante ci siano stati ben 12 anni per potersi adeguare”.

Allo scoccare del 2012 infatti nessuno potrà più produrre e commerciare uova derivanti da allevamenti in gabbie non modificate e l’unico metodo consentito, oltre all’allevamento biologico, all’aperto e a terra, sarà quello “da allevamento in gabbia(3)” nelle cosiddette “ gabbie arricchite”.

La blanda “conversione” prevede per le galline uno spazio di circa 200 cm in più rispetto alle precedenti gabbie (i famosi fogli A4), un trespolo e un nido, ma nonostante la pressione esercitata sugli allevatori italiani dall’Unione Europea, e chiaramente dalla LAV, in Italia l’orizzonte delle galline è tutt’altro che roseo: la maggior parte degli allevamenti non si è ancora adeguata e i rischi di sanzione da parte della UE sono ora pesantissimi.

I Paesi in regola, dal canto loro, non hanno dubbi: o ci si adegua o si è fuori dal mercato.

Gli inglesi non scherzano e, a quanto pare, avrebbero anche pensato di “name and shame”, cioè “svergognare”, le aziende non in regola. La domanda a questo punto è una sola: gli avicoltori italiani decideranno di adeguarsi o continueranno ad ignorare i moniti dell’Europa?

Per saperne di più consulta il dossier LAV “L’allevamento di galline ovaiole. 40 milioni di prigioniere nelle gabbie della vergogna”, e visita il sito galline libere.

Al momento dell’acquisto leggi con attenzione il sistema d’allevamento indicato in etichetta: non acquistare le uova di galline in gabbia e scopri, attraverso cambiamenu.it, i tanti benefici di un’alimentazione 100% vegetale.

 

   

Galline libere, LAV risponde a Unione Consumatori

09/11/201

A poche settimane dalla definitiva scomparsa delle gabbie di batteria per l’allevamento delle galline ovaiole, prevista per il 1° gennaio 2012, l’Unione Nazionale dei Consumatori si preoccupa di questa importante scadenza avanzando timori per la sicurezza dei cittadini, per il consumo di uova che non verranno più da gabbie di batteria convenzionali, come stabilito dalla direttiva europea  n.74 del lontano 1999.Questa direttiva europea è senza dubbio la più importante decisione legislativa in merito alla tutela degli animali d’allevamento, ma in quanto determinerà un cambiamento per alcune decine di milioni di animali, trova ostacoli e resistenze da parte di tanti allevatori e di alcune organizzazioni di categoria che del rispetto di tale scadenza non vogliono sentire parlare”, afferma Roberto Bennati, vicepresidente della LAV. 

Le parole espresse in un comunicato stampa (8 novembre 2011) dal Segretario dell’Unione Nazionale dei Consumatori, Massimiliano Dona, sono davvero sorprendenti: Dona si preoccupa oggi di una scadenza prevista da ben 13 anni e alla quale i patri allevatori si sono colpevolmente opposti, fiduciosi in una revisione che cancellasse questa decisione dell’Unione Europea. Nessuna revisione da parte di Bruxelles, nonostante le pressioni e le reiterate forti insofferenze manifestate verso questa direttiva da una parte degli allevatori italiani; esattamente il contrario è accaduto nella stragrande maggioranza dei 27 Paesi della UE, pronti per l’applicazione dei nuovi standard di allevamento delle galline ovaiole già da molti mesi, in alcuni casi da anni come la Germania che ha abolito le gabbie di batteria fin dal 2009 anticipando, volontariamente, la scadenza del 2012 di ben tre anni e senza mandare in rovina il proprio sistema zootecnico! Troviamo grottesche le parole di Dona rispetto alla preoccupazione sulla sicurezza delle uova non derivanti da gabbie di batteria perché già oggi il 40% delle uova in Italia deriva da sistemi alternativi non in gabbia e, negli ultimi 5 anni, queste uova sono cresciute nel consumo dei cittadini con percentuali che arrivano alle tre cifre; al contempo si è fatta strada la scelta consapevole dei consumatori di non acquistare più uova da galline in gabbie di batteria a causa delle gravi condizioni di detenzione di questi animali, determinando una flessione di questo prodotto di oltre il 20% annuo. 

La LAV si chiede: secondo quale logica ci si preoccupa della sicurezza delle uova non di batteria convenzionale quando questi sistemi già oggi immettono sul mercato italiano più del 40% delle uova prodotte e consumate dai cittadini e oltre il 70% circa di quelle comunitarie secondo i dati della Commissione Europea? Com’è possibile che il Segretario dell’Unione Nazionale dei Consumatori non citi neanche lontanamente i problemi gravi, documentati scientificamente, delle gabbie di batteria, riportati dalla Commissione Europea nelle relazioni ufficiali e da una interminabile bibliografia scientifica, che hanno determinato la decisione di bandire tali gabbie fin dal 1999? Forse l’Unione Nazionale dei Consumatori non si è accorta che nei supermercati le uova da sistemi in gabbia stanno scomparendo per volontà dei consumatori e che catene come Coop Italia hanno deciso, da più di un anno, di non vendere uova da galline in gabbia, comprese le nuove gabbie arricchite, e altre come Esselunga hanno già deciso di vendere solo uova da sistemi alternativi a proprio marchio. “Forse queste catene di supermercati stanno mettendo a rischio la salute dei cittadini?”, si chiede Roberto Bennati, vicepresidente della LAV. 

Ci chiediamo, inoltre, se l’Unione Nazionale dei Consumatori sia preoccupata per i loro consumatori in merito al fatto che da gennaio sugli scaffali dei supermercati si potranno trovare in vendita uova ‘illegali’, cioè immesse sul mercato da sistemi d’allevamento vietati e non riconoscibili con alcun codice o etichetta: per i consumatori un possibile inganno davvero preoccupante – conclude Bennati – Confidiamo nell’impegno delle competenti autorità di controllo italiane e del Commissario UE alla Sanità, Joe Dalli, che di recente su tale materia si è impegnato ad adottare ‘gli opportuni provvedimenti contro coloro che non si adeguano alla legislazione europea’”.

Per approfondimenti consulta la pagina dedicata agli Allevamenti e il minisito LAV Galline libere!

 Tratto da LAV

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